Se l'Orchestra della Scala trionfa agli Opera Awards, anche le sue prime parti, riunite nel Quartetto della Scala, danno prova esemplare: applauditissimi nel "loro" teatro, i violini di Francesco Manara e Daniele Pascoletti, la viola di Simonide Braconi e Massimo Polidori al violoncello hanno acquarellato con il giusto pallore il Quartetto in mi minore di Mendelssohn, con la giusta affilatura i ritmi di In search of dance, novità di Raffaele Bellafronte. Poi, con il pianista Emilio Aversano, nel Quintetto op. 81 di Dvořák, tutt'altro suono: più profondo, a parità di respiro comune e liquida freschezza nei voli dello Scherzo. Aversano accende e riverbera, vaporizza e corona di luce il canto di Manara e Pascoletti.

A volte sembra "spiegarlo" con altre parole: specie nel Poco tranquillo in fa maggiore, che da inno si fa nostalgica barcarola. Diciamolo: un concerto così meritava ben più di una recita pomeridiana. (Gian Mario Benzing)